Una botta di culo?
Sono la prima ad arrivare davanti al portone di Corso Cristoforo Colombo 11, sono le 9 del mattino e fa già troppo caldo. Le portiere di un taxi si spalancano davanti a me e tre ventenni, che potrebbero essere appena usciti da un film di Tarantino, mi sfilano davanti, trasportando le loro creazioni. Manca solo “Little Green Bag” in sottofondo. Mi piacciono subito. Quello col cravattino nero e i ray-ban si chiama Vito e fra poco più di un’ora mi dirà che sono una stronza, ma in simpatia. Il ragazzo con le espadrillas rosse, i calzettoni bianchi e il codino è Salvo ed è alla ricerca del bello. In bocca al lupo! Fra di loro l’iberica Andrea, che ha qualche difficoltà a camminare sulle zeppe e con la quale fra breve dovrò rispolverare la mia conoscenza dello spagnolo.
Sembrano già star del fashion-biz, con la differenza che non se la menano per niente.
Mi raggiunge il resto della Brigade e un po’ intimiditi ci avviciniamo al candido set fotografico sospeso nel nulla. Ma passato il primo momento di emozione da “prima-volta-su-un-set”, troviamo subito il nostro posto nel mondo, sfoderiamo la telecamera e iniziamo a sperimentare e improvvisare. C’è un altro cameraman nelle vicinanze, che deve averci confuso per i talenti del My own show, perché continua a riprenderci. Il fotografo, Pablo Arroyo, e il suo assistente stanno facendo la prova generale. Truccatrice e hairstylist cercano la giusta unione fra le rispettive specializzazioni sulla testa della modella.
Andrea, Stefano, Veronica, Alberto, Salvo, Vito, Irene, Riccardo, Monia e Mattia sono in trepida attesa sul grande divano di pelle rossa. C’è chi nasconde i postumi di una notte in bianco sotto gli occhiali scuri e chi schizza su un foglio bianco nuove idee per abbassare la tensione. Noi selezioniamo la prima vittima della nostra intervista.
Andrea, 22 anni, di Madrid. È l’unica a non provare soggezione davanti alla telecamera. Ci sentiamo poliglotti e le chiediamo di rispondere in spagnolo alle nostre domande inglesi, per dare un tocco di esotismo al nostro video. Per fortuna c’è chi fra di noi lo spagnolo lo sa davvero e ci spiega che l’ispirazione non la trova nel mondo nipponico, come ci è sembrato di capire – forse ispirati dal nome della sua collezione, “Fukoroshiki”- ma in tutto quello che il mondo le pone davanti. Le parole chiavi della sua collezione sono la versatilidad e la functionalidad in un contesto urbano, e il futuro non la spaventa, tant’è che ci risponde “lo que venga, sera bien cogido”.
Il prossimo è Stefano, 22 anni, Vicenza. Il suo look trasuda la passione per la musica dagli anni ’70 in poi: jeans strappati e capelli sparati in aria. Alla vista della telecamera il suo primo istinto è quello di spegnere la sigaretta. Ci spiega che per la sua collezione è partito da un pentagramma musicale e ha giocato sul contrasto fra materiali rigidi e fluidi. Ci racconta il suo amore per Madonna, Patty Smith, Mick Jagger e Bjork e la difficoltà che ha incontrato nel rendere il suo lavoro contemporaneo e nuovo. Trova spunti in internet, su Myspace, per strada e fra la gente che incontra. Dopo la chiacchierata lo immortaliamo mentre fiero abbraccia la modella e il suo abito.
Salvo ha 22 anni ed è di Ragusa. Alle nostre domande risponde ermetico, ma convinto. Tutto è partito da “2046”, un film di Wong Kar-Wai. La collezione parla della sua ricerca dell’eleganza, che è data dall’essenza e il My own show rappresenta il concretizzarsi del suo lavoro. “I disegni non bastano. La bellezza di un lavoro si vede quando è finito”. Parole sante. Conclude dicendo che l’ispirazione è data dalla cultura e che Myspace è un perditempo. C’è chi da dietro le quinte risponde a suon di “sei il mio idolo!”. La IED Brigade è aperta a ogni punto di vista.
Incontriamo la prima “coppia”: Veronica e Alberto, 22 anni, lei toscana, lui veneto. Lavorano da un anno a “Ironicromia”. Il loro rapporto ha resistito a un periodo di distanza fra Finlandia e Italia. Il loro punto di partenza è un film di Antonioni, il loro intento quello di accostare elementi lontani gli uni dagli altri, come le tinte per capelli e il prosciutto. Il risultato è la perfetta unione delle loro personalità opposte. Ci svelano il loro superpotere: il “super-stare-svegli” all’inseguimento di ironie e cromie.
Vito si presenta inizialmente come Antonio, di anni 62. Ma poi decide di collaborare. Di anni ne ha 21 ed è di Avellino. Dice che la nostra sembra un’intervista delle iene e si aspetta domande come “Hai mai tirato di coca?”. La sua collezione uomo si chiama “Ready Hand Made” e trova le sue radici nella ruota di bicicletta di Marcel Duchamp. Vito ci descrive il suo metodo di lavoro: parte da un’idea “fredda”, passa alla decontestualizzazione e racconta il contemporaneo attraverso elementi che non hanno nulla a che vedere con il mondo della moda. Il suo idolo è la mamma e gli spunti li trova ovunque, anch’io potrei ispirarlo. Conclude dicendo: “Mi trovi dove non immagini”.
Irene, 24 anni, Roma. La telecamera la spaventa, soprattutto quando il nostro cameraman gliela punta alla tempia. “Claramoon” racconta un’esperienza biografica, la storia di una donna e della fine di un amore. Trasformare un’idea astratta in un prodotto, questa è la difficoltà che ha incontrato e che si è tradotta in un abito bianco e nero, trasparente e femminile. Si definisce un’osservatrice e l’ispirazione l’insegue nella gente, nel passato, nella sua famiglia e nelle foto di Tim Walker, il suo idolo indiscusso. Alla domanda “Cosa porterai con te in vacanza?” risponde “Sicuramente non il computer”. Finita l’intervista, scappa inseguita dalla telecamera, il cui obiettivo è rimasto incollato ai suoi pantaloni anni ’80 argentati a pois.
Intanto sul set crolla fragorosamente un “muro” del separè, dietro al quale la modella sta facendo il cambio-abito. Arroyo chiede se c’è una modella di riserva e noi decidiamo che è giunto il momento di una pausa caffè. Ci siamo talmente affezionati alla presenza della telecamera che la portiamo al bar con noi.
Al nostro ritorno è il turno di Riccardo. È della provincia di Ancona e questa è la sua prima esperienza nel settore accessori e scarpe. Con lui cambiamo tecnica di intervista, ci sediamo comodamente sul famoso divano rosso e lo facciamo parlare a ruota libera. Ci parla delle tradizioni marchigiane che lo hanno ispirato e delle testimonianze che ha raccolto parlando con le nonne della sua terra. Ci mostra le scarpe e la pochette che ha creato, portando i centritavola all’uncinetto in un contesto moderno. “Tornare” parla delle sue origini e dell’avversità che prova nei confronti della totale contemporaneità che ha incontrato a Milano. Nella palla di cristallo che gli mettiamo davanti vede la possibilità di un ritorno al suo paese di origine, nel quale non gli dispiacerebbe aprire un’attività.
Monia e Mattia sono gli ultimi all’appello. Lei di Imola, lui di Carate Brianza. “Anatomia di un dettaglio” è il titolo della loro collezione e anticipa la cura maniacale per i particolari che li accomuna. Insieme hanno affrontato il mondo sartoriale prima ignoto. Si descrivono come opposti, lei il caos e lui l’ordine in persona, ma con un gusto affine. Mettono in mostra un uomo classico e contemporaneo al tempo stesso, giocano sui capi che indossiamo tutti i giorni e li rendono formali.
Nel futuro vorrebbero affermarsi come coppia. I Fred e Ginger della moda. Per l’occasione Mattia indossa per noi uno dei calzini che hanno creato insieme.
Finite le interviste, curiosiamo sul set, osserviamo Pablo all’opera, probabilmente disturbandolo visto che anche noi ci improvvisiamo fotogarafi, e continuiamo a chiacchierare con i ragazzi, che ci mostrano book e schizzi. Altri componenti della Brigade ci raggiungono e insieme ci godiamo lo spettacolo. L’altro cameraman insiste nel riprenderci e a questo punto ci sentiamo anche noi un po’ vincitori del My own show.
21 Giugno, 2008 alle 7:11 pm |
uey ragazzi!
grazie per l’articolo…!!!
alla prossima…baci!